COMUNE DI DALMINE – Cenni storici  -  Il comune di Dalmine (BG) ha un’origine storicamente recente, è stato costituito nel 1927 con l’unione di tre preesistenti comuni: Sabbio Bergamasco, Mariano al Brembo e Sforzatica, oltre alla borgata di Dalmine. Il territorio si estende per circa 1.160 ettari (Kq 11,60), dove al centro si trova la Dalmine SpA (ora Tenaris-Dalmine), il più grande complesso industriale della bergamasca. La storia di questa comunità trae origine dalle sue frazioni che, per lunghi secoli, furono piccoli raggruppamenti di poveri cascinali in mezzo alla campagna con una rete di canali per l'irrigazione dei campi. Questi abitati hanno origine nel I° secolo A.C., al momento della colonizzazione dell’agro romano. In quegli anni i romani costruirono una strada per congiungere Bergamo a Milano passando per Sforzatica, Mariano, Marne, Trezzo e via per Milano.

E’ proprio su questa strada che si hanno i primi insediamenti abitativi nel nostro territorio. In particolare, il ritrovamento nel quartiere di Sforzatica S. Maria d' Oleno dei resti di una costruzione sacra, di un'ara sepolcrale e di epigrafi fanno supporre la presenza di un borgo romano (Vicus Romanus) di una certa importanza. Nel podere chiuso da cinta, detto Cima-Ripa, nella frazione di Mariano al Brembo, in occasione di lavori agricoli compiuti a fine 1882 inizio 1883, a 80 cm  di profondità  furono scoperti oggetti di un corredo tombale tardo-gallico. I manufatti trovati, tra cui una spada piegata e la statuetta di un piccolo toro aureo, sono conservati (ora introvabili) presso il Museo Archeologico di Bergamo. La statuetta appartiene ad un’epoca artisticamente più evoluta dell’età del bronzo.  In epoca medioevale troviamo menzione di queste terre in numerosi documenti. I due villaggi di Sforzatica e D’Oleno sono menzionati nell’879 (Vicus Sportiadica) e nel 909 (Vicus Aulenus). I due villaggi erano separati da una roggia e probabilmente amministrativamente indipendenti. Si riuniscono verso la fine del XII secolo per meglio difendersi dalle prepotenze dei signorotti. Allo stesso anno risale la prima citazione di Mariano (Marelianus – Vico Villa Marliano - 952) che insieme a Guzzanica (Vicus Jusanica), nel 970, era una delle 15 terre bergamasche fortificate con un castello prima dell’anno mille, formavano la zona del cosidetto “Fosso Bergamasco”. Di Sabbio si parla la prima volta in un testo del 954 (Sabie), derivante forse dal latino Sabulum dalla natura del terreno ghiaioso. Due regi decreti del 1863 autorizzano la dizione di Sabbio con l’aggiunta di Bergamasco. Dalmine (Almene) invece appare in documenti del 975. Derivazione del toponimo: da "Almine"; l´etimo potrebbe essere ricercato nel gentilizio "Almus", op-pure nel longobardo "almed" nel significato di pascolo, bosco comune, ossia un diritto esercitato comunitariamente da un gruppo di contadini su un determinato terreno.
Gli statuti bergamaschi del 1263 definiscono Dalmine come "comune" mentre nei censimenti veneti si parla di Dalmine con Sabbio e da ciò, sembra lecito supporre che Dalmine fosse una contrada di Sabbio. Ancora nel secolo XIII i cinque abitati di Dalmine, Guzzanica, Mariano, Sabbio e Sforzatica, essendo formati ciascuno da almeno dodici famiglie e versando adeguati tributi a Bergamo, acquisirono tutti il titolo di Comuni. Ancora nel secolo scorso Dalmine era definito un piccolo centro, soggetto, nello spirituale, alla parrocchia di Sforzatica; la sua popolazione era calcolata in quella di Sforzatica mentre il suo estimo censuario era in quello di Sabbio. Le chiese del territorio facevano parte della diocesi di Milano, ad eccezione di Sforzatica S. Maria d’Oleno che dipendeva da Bergamo.  Dal 1784 passarono tutte alla diocesi di Bergamo

                                   
Mappa dell'ottocento di Dalmine
         
Ritrovamento in S.Maria d'Oleno
         
Ritrovamento in S.Maria d'Oleno
         
   
Villa dall'Ovo in Sforzatica   Villa Pesenti in Dalmine-Brembo   Lapide sulla facciata di casa dall'Ovo
         
   
Sala Garibaldi in Villa Dall'Ovo   Chiesetta Pesenti del Brembo   Gabriele Camozzi

Alla fine del 1700 tutte queste terre cambiarono di proprietà. Le terre di Dalmine furono sequestrate ai Canonici Lateranensi dalla Repubblica di Venezia, che le vendette all’asta ai Conti Camozzi. Il più noto dei quali fu Gabriele, grande patriota del Risorgimento italiano che morì nella sua villa di Dalmine il 17 aprile 1869, la villa venne in seguito trasformata in museo e, quando fu demolita, i vari cimeli che vi erano conservati furono donati al Comune di Bergamo. Nelle proprietà dei Cassotti subentrarono i Dall’Ovo. A Sforzatica, oltre ad una bella e massiccia torre medievale, simbolo e testimone del ruolo svolto in passato dalla comunità, c’è villa Dall´Ovo che si segnala per una sala museo con le pareti interamente affrescate da Marco Ravasio nel 1850-51 con la consulenza di Luigi Enrico dall’Ovo, un volontario del 1848 e poi generale del regio esercito, con motivi che si rifanno a episodi del Risorgimento. Fu in questo palazzo che circa duecento camicie rosse bergamasche giurarono fedeltà a Giuseppe Garibaldi, pochi giorni prima di partire alla volta di Quarto. Per ricordare questo avvenimento sulla facciata del palazzo è stata posta una lapide a ricordo. A Brembo nel 1840 i fratelli Pesenti comprarono terreni e realizzarono una loro villa con annesso una piccola chiesetta con oratorio. La chiesetta fu costruita nel 1849 dal sig. Marco Milesi e dai fratelli Pesenti allo scopo di riunire in un solo luogo le ossa dei morti della peste.

          
 Torre Suardi
     Torre di Sforzatica  

 Torre di Guzzanica

 Il Conte, On.le Gualtiero Danieli, esperto in diritto commerciale internazionale e deputato al Regio Parlamento, sposato con la figlia di Gabriele Camozzi, che abitava in una villa di Dalmine, nel 1906 convinse la società tedesca dei fratelli Mannesmann, originari della Renania, a insediarsi a Dalmine, vendendo loro i terreni e aiutandoli nel realizzare le infrastrutture necessarie. Il 26 novembre 1907 fu acquistato il primo lotto di 510.000 mq di terreno dai Conti Camozzi e un secondo lotto di 53.000 mq da privati. La delibera del Comune di Sabbio Bergamasco, di  accoglimento della domanda della Società Tubi Mannesmann per l’impianto di uno stabilimento nella frazione di Dalmine, è datata 25.6.1907. Il 31 marzo 1908 fu posata la prima pietra dello stabilimento con una cerimonia officiata da Mons. Giosuè Signori Vicario Generale della Diocesi che tenne un appassionato discorso. Fu così che sul terreno attorno a quello sparuto gruppo di case coloniche, raggruppate ai piedi di una suggestiva Torre Quattrocentesca, nel 1908 la Mannesmann diede il via alla costruzione di un impianto rivoluzionario e all'avanguardia in Europa, quello appunto per la produzione dei tubi di acciaio senza saldatura, con un particolare processo appena brevettato, in cui dovevano essere impiegati fino a 2.000 operai. Da allora per il piccolo villaggio é stato un continuo cambiare volto e accrescere lo sviluppo. Attorno alla fabbrica, sempre più grande, si sviluppò e prese lentamente forma una piccola città, destinata a diventare uno dei maggiori centri industriali italiani, e non solo.  P991ColataAcciaioQuando si parla di Dalmine, non si può non parlare della Dalmine S.p.A., che dal 1908, come detto, scandisce le sorti del paese e influenza notevolmente le zone circostanti, soprattutto a proposito di occupazione, manodopera e sviluppo urbanistico. Il piccolo paese comincia a cambiare la sua fisionomia, vede aumentare la popolazione residente, il numero delle case e degli edifici ad uso pubblico e privato. L’ing. Garbagni con l’amico arch. Greppi comincia una serie di lavori per la collettiività. Dagli anni Venti, a ridosso della cinta muraria dello stabilimento, ebbe inizio la costruzione del villaggio operaio, intitolato all'ing. Mario Garbagni (la bagina). Gli edifici sorsero lungo la strada per Mariano al Brembo; semplici casette con appartamenti per i capi officina e per una parte delle maestranze. Il villaggio destinato ad accogliere le famiglie dei dirigenti e degli impiegati, fu costruito invece da tutt'altra parte, verso Sabbio, e si compose di eleganti villette a due piani, il quartiere Leonardo da Vinci (le ville), immerse nel verde di ampi giardini.
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Nella storia del movimento sindacale italiano Dalmine è ricordata anche per la battaglia per ottenere la giornata lavorativa di otto ore e, proprio a Dalmine, il 15 marzo 1919 ci fu la prima e singolare occupazione della fabbrica, ricordata come “lo sciopero creativo di Dalmine” perché la produzione continuò con l’autogestione da parte dei lavoratori. Per rilevare l’importanza storica del fatto, il 20 marzo 1919 venne a Dalmine per la prima volta il prof. Benito Mussolini, direttore del Popolo d’Italia, e nel cortile della casa Colleoni tenne un breve discorso patriottico. L’episodio fu esaltato per rimarcarne le fondamenta della politica sociale del fascismo, che voleva basarsi sull’alleanza tra capitale e lavoro, tra impresa e lavoratori. Il 27 ottobre 1924, Mussolini, allora capo del governo, venuto a Bergamo ad inaugurare la nuova torre dei caduti della guerra, volle di nuovo far visita allo stabilimento e agli operai di Dalmine e, sul piazzale davanti alla direzione, tenne il suo secondo discorso.

   
Posa prima pietra dello stabilimeto   Stabilimento di Dalmine nel 1928  
Prima sede del comune Dalmine-1927
         
   
Villaggio operai (la bagina)
 
Villaggio impiegati (le ville) 
  Seconda visita di B. Mussolini

Il piccolo borgo di Dalmine nel frattempo cambia e diventa sempre più il motore di ogni attività e il centro economico sociale della zona. Il 3 marzo 1920 l’azienda, diventata italiana durante la prima guerra mondiale, cambiò la sua denominazione in “Dalmine S.A.”, prendendo il nome dal territorio in cui era collocata. Un dirigente aziendale, Ciro Prearo, nella primavera del 1926 fu nominato podestà dei tre comuni di: Sabbio Bergamasco, Sforzatica e Mariano al Brembo. E fu così che ebbe buon gioco, nel gennaio del 1927, a deliberare la soppressione di quegli antichi Comuni e l’istituzione del nuovo e unico Comune di Dalmine – decretato ufficialmente con “Regio Decreto Legge 07 luglio 1927”, diventando interlocutore unico con la grande fabbrica. (NB. Il R.D. Legge del 17 Marzo 1927 n° 383 dava al governo la facoltà di provvedere entro due anni, dall’entrata in vigore della legge, di avviare “una revisione generale delle circoscrizioni comunali per disporne l’ampliamento o la riunione, o comunque la P366LLaminatoioAnni30modificazione” “senza l’osservanza della procedura prescritta” dalla legge comunale o provinciale I nostri vecchi comuni, tuttavia, conservarono intatti asili e scuole elementari, nonché le singole parrocchie, dimostrando come una storia secolare di distinzioni permanga forte e segni l'appartenenza territoriale. Quando nasce il nuovo comune, il centro era, di fatto, quello che la Società Dalmine aveva fatto progettare all'arch. Giovanni Greppi come città industriale: i due quartieri residenziali, Leonardo da Vinci e Garbagni, la chiesa in progettazione e gli edifici di viale Mazzini. La prima sede, del neonato Comune di Dalmine, fu ricavata in una proprietà dei Camozzi, di fronte alla fabbrica, messa a disposizione dai proprietari. Il sig. Ciro dott. Prearo fu il primo podestà del Comune di Dalmine e durò dal 1927, data di nascita del Comune, fino al 1939, che lasciò perché tale incarico non era concesso agli scapoli, ma era anche direttore amministrativo della Soc. A.N. Stabilimenti di Dalmine. La grande fabbrica siderurgica, datrice di lavoro per la maggior parte degli abitanti e primo motore dell’economia locale, è stata da sempre, ovviamente, riferimento determinante anche nelle scelte delle varie amministrazioni comunali.
Un primo sguardo al centro comunale ci permette di apprezzare le "nuove" costruzioni e di cogliere nell’aspetto urbanistico della città le gerarchie del potere presenti a Dalmine negli anni trenta. Due nuove strade, realizzate in quel periodo, conducevano a Dalmine: l’asse principale, nord-sud (viale Benedetti, oggi viale Betelli), incrociava quello secondario est-ovest (viale Locatelli / viale Marconi), dando origine all’incrocio a Piazza dell’Impero (oggi Piazza Libertà) con al centro il monumento al tubo alto 63 metri, comunemente chiamato "antenna". Su un lato della piazza il nuovo Municipio cui si contrapponeva la Casa del fascio completata con la Torre Littoria simbolo del potere politico. Nel marzo del 1937 la Società dona al Comune le aree necessarie per la formazione della piazza dell’Impero e per la costruzione della Casa Comunale, progettata dall’arch. Bergamasco Giulio Paleni, che sarà inaugurata il 2 luglio del 1938.  Per Dalmine la Piazza Impero non era il vero centro del potere, perché verso sud il viale era chiuso dal Palazzo della Direzione dello stabilimento. L’effetto che l’architetto Greppi aveva ottenuto era quello di valorizzare una via chiudendone la prospettiva sulla facciata, vera sede del potere a Dalmine: la Direzione dello Stabilimento.

La chiesa di S. Giuseppe, voluta e costruita dagli stabilimenti di Dalmine, sarà significativamente orientata verso l'azienda. Davanti allo stabilimento, a ricordo del ventennale della venuta di Mussolini a Dalmine del 1919, si apriva “Piazza 20 marzo 1919” (oggi P.zza caduti 6 luglio 1944), circondata da pini marittimi, con al centro la fontana sovrastata da un grande pannello di marmo bianco (del pannello di marmo non rimane traccia in quanto fu distrutto nel 1944 dai bombardamenti) con riprodotto il discorso del Duce che enunciava l’accordo tra capitale e lavoro, alla base della politica corporativa fascista. Eliminando il vecchio centro e la villa Camozzi (1840 circa - che a inizio '900 ospitava un museo di cimeli del risorgimento appartenuti a Gabriele Camozzi), l’azienda aveva risparmiato due strutture medievali: la Torre Suardi (erroneamente chiamata "Camozzi", dal nome della famiglia che ne fu proprietaria tra il 1787 e il 1936), e la chiesetta di S. Giorgio. Quasi a significare che questo territorio, grazie al suo contributo, era passato direttamente dal medioevo all’età moderna.
Negli anni a seguire il Comune assunse una più ordinata espansione urbanistica.
L’insediamento dello stabilimento siderurgico ha avuto un impatto determinante per lo sviluppo della zona e per la storia della comunità di Dalmine, per molte famiglie, prima legate a una povera economia agricola, lo stabilimento ha rappresentato per lungo tempo  l’unica fonte di lavoro sicuro e stabile (ol pà ’n véta). Inoltre il suo insediamento ha contribuito all’inizio di uno sviluppo urbanistico con la creazione d’interi quartieri residenziali (quartiere Garbagni e quartiere Leonardo da Vinci) di nuovi edifici pubblici (la Pro-Dalmine) e sociali come il Municipio, la Chiesa parrocchiale di S. Giuseppe, la scuola materna, la scuola elementare, il dopolavoro, la colonia elioterapica, la casa del fascio, la mensa aziendale, il molino, il pastificio e il panificio, la centrale del latte, l’azienda agricola, la sede del dopolavoro, l’acquedotto. La progettazione di aree verdi attrezzate, secondo la
concezione di quell’epoca, costruendo il velodromo, la piscina scoperta, i campi da tennis e il bocciodromo, la casa di riposo per anziani e il poliambulatorio che esistono ancora oggi. Al mare e ai monti furono organizzate numerose colonie estive, riservate ai dipendenti e ai loro familiari, soprattutto per bambini dai sei ai dodici anni ). La S.A. Dalmine ha contribuito molto anche alla formazione dei giovani, aprendo nel 1937 all’interno della fabbrica, la Scuola Aziendale Apprendisti.

   
Plastico del centro di Dalmine   Inaugurazione fontana - 1939   Colonia di Riccione
         
   
Antenna di Dalmine   Comune di Dalmine - 2/7/'38
progettista: arch. Giulio Paleni
  La chiesetta di S. Giorgio
         
       
Dalmine - La torre Suardi   Poliambulatorio 1941-42    Molino-Pstificio-Forno Pane

Il tragico episodio del 6 luglio 1944, con il terribile bombardamento dello stabilimento, ha costituito un avvenimento che ha colpito tragicamente tutta la comunità Dalminese, il ricordo di quel doloroso evento rimarrà per sempre legato alla storia della nostra comunità. Erano le 11,02 del 6 luglio 1944, quando iniziò il maggiore disastro della seconda guerra mondiale nella bergamasca: in poco più di tre minuti circa settanta bombardieri anglo-americani sganciarono il loro carico di morte sulla fabbrica, che, non essendo scattato l’allarme, colse tutti i lavoratori al loro posto di lavoro. La sirena d’allarme, che tante volte aveva sospeso le attività per presunti pericoli, quella mattina, rimase volutamente muta. Fu una tragedia. Più di 800 feriti, 244 vittime tra i dipendenti della Dalmine e 13 di altre Aziende che lavoravano all’interno, nella popolazione civile vi furono 21 morti. Totale 278 morti. Lo stabilimento venne quasi totalmente distrutto, ogni attività lavorativa paralizzata. Danni all’apparato industriale quantificati in oltre 600 milioni. Lo stabilimento venne di nuovo colpito il 29 gennaio, il 12 e 14 aprile del 1945 con pesanti danni materiali ai forni e laminatoi ma fortunatamente non si registrò nessun’altra vittima.

   
Foto ripresa dopo il
bombardamento
 
Reparti e direzione dello
stabilimentoo distrutti
Reparti dello stabilimento
distrutti

Negli anni ’50, con la ripresa dell’attività produttiva, Dalmine diventò un polo di attrazione non solo per l’occupazione, ma anche per nuovi insediamenti, lo sviluppo urbanistico dell’intera zona, infatti, continua la sua espansione con la creazione, nella zona verso il fiume, conosciuta come “Campagna di Sforzatica”, di una nuova parrocchia da dove parte l’impulso per l’avvio della costruzione del nuovo quartiere di Brembo. Dalmine non è solo tubi d’acciaio; la struttura economica è andata differenziandosi in un ventaglio di attività, dalla meccanica alle pavimentazioni stradali, dall’elettronica agli arredamenti d’interni, dagli autotrasporti e spedizioni ai calcestruzzi, dall’abbigliamento alla maglieria, dagli impianti di automazione alle vetrate ecc.
Nel 1962, su richiesta della popolazione, la frazione di Guzzanica, con DPR 3 dic.  1962 n°1835 si stacca dal Comune di Stezzano ed è aggregata al Comune di Dalmine al quale già apparteneva in concreto per molte realtà pratiche.
Con Decreto del Presidente della Repubblica, datato 24 marzo 1994, è stato attribuito a Dalmine il titolo onorario di “città”.
Cresce la popolazione e crescono i bisogni:

q470demografica    
Evoluzione demografica
Comune di Dalmime
Università di Ingegneria
di Bergamo - Dalmine
Stabilimento Dalmine
Tenaris (2009)

•    Oggi Dalmine è il quarto comune della provincia di Bergamo per numero di abitanti dopo Bergamo città, Treviglio e Seriate. (Al 31 dicembre 2010 - Bergamo 120.694 ab., Treviglio 29.034 ab., Seriate 24.297 ab., Dalmine 23.266 ab.).
•    Il grande stabilimento. La Tenaris-Dalmine è una società dedicata alla produzione di tubi in acciaio senza saldatura, bombole e componentistica auto, con un processo integrato a partire dal rottame di ferro. Nel 1996 in seguito alla privatizzazione di molte aziende pubbliche, anche la Dalmine S.p.A. è tornata ai privati, entrando a far parte della Techint della famiglia italo-argentina Rocca. Nel 2002 l’azienda ha cambiato denominazione in Tenaris-Dalmine, mentre il titolo della “Dalmine” è uscito di scena dalla borsa di Milano il 16 luglio 2003, dove era entrato nel 1924. Nel 2005 il
•    controllo di Dalmine S.p.A., da parte del gruppo Tenaris, è del 99,205%. Nella se-conda parte del 2009, a seguito di una contrazione dell'attività produttiva, l'azienda comunica la propria intenzione di voler operare una drastica riduzione dei posti di lavoro, pari a più di un terzo della forza lavoro.
•    A Dalmine nel 1991 nasce l’università con la facoltà di ingegneria con l’attivazione del corso di laurea in Ingegneria gestionale, istituito sotto l’impulso delle esigenze prospettate dal mondo economico locale. Negli ultimi anni, grazie anche alla riforma, la Facoltà si è arricchita dei nuovi corsi di laurea in Ingegneria edile, ingegneria meccanica, e per ultima Ingegneria informatica. La Facoltà è cresciuta per numero di iscritti (ne conta più di 2.500 fra iscritti alla laurea triennale e a quella magistrale), dotandosi di nuove strutture come i laboratori d'avanguardia, realizzati anche con la collaborazione di imprese del territorio. L'organizzazione del campus della Facoltà comprende inoltre la Casa dello studente, la mensa universitaria, convenzioni con i centri sportivi di Dalmine (CUS, Piscina comunale, ecc.)

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Dalmine: Point-Polo Tecnologico
Termovalorizzatore (Inceneritore)
Centrale a ciclo combinato

•    A Dalmine ha sede il Polo per l'innovazione tecnologica della provincia di Bergamo (Point), nel quale sono attive numerose aziende dell'Information Technology. Nato nel 1996 su iniziativa di Enti Pubblici e associazioni imprenditoriali con l’obiettivo di affiancare imprese, enti pubblici e operatori privati, erogando servizi e facilitando la diffusione sul territorio dell’innovazione e del trasferimento tecnologico. È localizzato in un’area appositamente attrezzata e destinata a insediamenti di attività a elevato contenuto scientifico e tecnologico. Attualmente (2010) il Point occupa 38.000 mq, sono presenti 20 ospiti che operano in diversi settori, 280 dipendenti, 4.000 mq di laboratori attrezzati e 4 sale conferenze per un totale di 400 posti.
•    A Brembo di Dalmine è presente l'interessante “Museo Permanente del Presepio”, inaugurato nel 1974 e dedicato all'arte presepiale italiana ed estera. La sua pre-senza si deve a don Giacomo Piazzoli e alla sua passione per l’arte dell’intaglio e della scultura del legno. Convinto dell'importanza e dell'attualità del messaggio storico artistico e religioso implicito nel Presepio, lo portò alla fondazione prima della sezione "Amici del Presepio" di Dalmine (1966) poi del Museo stesso (1974), oggi riconosciuto dalla Regione Lombardia

•    La Tenaris-Dalmine ha costruito e avviato, all’interno dello stabilimento, una centrale a ciclo combinato, alimentata a metano, da 120 MW. Il 4 novembre 2006 è iniziata la produzione (primo parallelo) di energia elettrica. Sostituisce la vecchia centrale Zampi, da tempo in disuso, ed è riservata ad autoproduzione e teleriscaldamento che fornisce, in parte, (molto poco) anche alla città di Dalmine.

•    Nel 2001 è entrato in servizio un discusso termovalorizzatore di proprietà della REA. L'impianto consente lo smaltimento di un massimo di 400 tonnellate al giorno di rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata della provincia di Bergamo. Il funzionamento è previsto su circa 8.000 ore all'anno, con una previsione di trattare sino a ca. 133.000 t/anno di rifiuti. In pratica un inceneritore con recupero energetico in quanto produce energia elettrica (12MW). Il progetto ha dedicato una particolare attenzione a tutti gli aspetti concernenti l'impatto ambientale ma, forse, la sua ubicazione poteva essere diversa.

•    Casa di riposo - Fondazione S. Giuseppe - La RSA San Giuseppe è stata progettata per rispondere in maniera globale alle finalità di cura geriatrica e di accoglienza di persone anziane con età uguale o superiore a 65 anni che presentino deficit più o meno gravi nell’autonomia personale, ricovero per il sollievo familiare, convalescenza dopo interventi chirurgici. (posti letto 88, centri diurni integrati 10). La RSA, infatti, è in grado di fornire in maniera continuativa assistenza, cure sanitarie, cicli di fisioterapia, favorendo la continuità dei rapporti affettivi con la famiglia di provenienza.

   
Museo del Presepio
Brembo 2008
 
Plis - Parco del
Basso Brembo
 
Biblioteca Civica dalmine 
 centrosistema

 La nostra è una grande Comunità Bergamasca, nata dalla fusione di tre piccole realtà, ognuna delle quali con una propria storia vissuta con dignità, fino alla determinante innovazione economica e sociale che ha trasformato il nostro territorio in una delle aree più produttive della Provincia di Bergamo e non solo. Tuttavia ancora oggi, la riduzione quasi secolare al ruolo di frazioni dei vecchi comuni, non ha intaccato nello spirito una identità di fondo che connota e segna le singole comunità che non sono ancora riuscite a fondersi completamente ma privilegiano il ricordo e la vitalità delle vecchie frazioni……….


Dalmine, agosto 2009 –  G.Facoetti - www.facoetti.com
Foto: archivio privato sig. Fratus